Sono nato a Genova nel 1975. Oggi vivo in Brianza, domani non lo so. Diplomato allo IED nel 1997 (Istituto Europeo di Design – Milano) in fotografia e comunicazione, posso dire di aver fotografato commercialmente quasi ogni cosa. I settori d’impiego attuali: arredamento, architettura, ADV, portraits, reportage. Dal 2010 ho allargato le mansioni professionali cominciando a fare anche video. E’ stata un’ evoluzione naturale. I due campi, seppur diversi nel approccio, sono complementari e arricchiscono capacità e spirito d’osservazione. Mi considero a tutti gli effetti un artigiano delle immagini, visive, a cavallo tra due epoche: l’analogica e digitale. Dal 2001 sono Professionista FIAF e titolare dello studio FARMIDEA Image&Communication, iscritto alla Camera di Commercio.

Ho studiato fotografia e parallelamente sono cresciuto in studio. Entrare in sala posa quando nulla di ciò che hai in testa ha forma: set, scena, luce, soggetti… ti da la sensazione di creare tutto con le tue mani. E’ pura magia. Oggi rispetto a ieri la fotografia è cambiata. E’ più istintiva, rapida. Non è una questione di meglio o peggio, è così: prendere o lasciare. O stai al passo e cavalchi l’onda con il tuo stile, con la volontà e capacità di saper raccontare qualcosa d’interessante… oppure vieni travolto come uno tzunami dalla tecnologia e new media che “bombardano” il mondo di immagini. Forse troppe. Io ancora mi diverto; penso sia questo il segreto per andare avanti.

Si è fotografi quando?

Non passa un solo giorno in cui non pensi alla fotografia. Osservo con acume e mi lascio ispirare da tutto ciò che cattura la mia attenzione. Quando lavoro ho bisogno di perdermi e incantarmi. Ho abbandonato da subito l’arroganza di una fotografia perfetta, mentalmente rigida. L’importante è calarsi nell’ attimo, riconoscere empaticamente la circostanza. Bisogna lasciarsi andare. Quando hai sotto gli occhi e dentro il cuore una fotografia, è un piacere. Riconoscerla e catturarla… una goduria.

E il video?

La fotografia tradizionele è di per se statica, ha l’obbligo di registrare il momento restituendo al fotografo ed al pubblico quell’ attimo carico di suggestione e significato senza mezzi termini. O c’è, arriva, o non puoi spiegarla a parole. La sua potenza è racchiusa nell’ equilibrio tra reale ed interpretazione figlia della cultura e sensibilità personale che ognuno di noi possiede. Il video, ha la fortuna di coesistere con altre discipline: la scrittura, la musica, la voce, quindi l’audio. La luce, trait d’union da ambo le parti, per l’importanza vitale che regala l’ atmosfera. Il montaggio: vero artefice illusorio del ritmo che rivela la narrazione. E’ il filo invisibile che tiene insieme tutto. Il film esiste già nel nostro cervello quando sogniamo ad occhi aperti. Quando ci perdiamo seguendo l’immaginazione. Realizzarlo è un’ altra cosa. Bene, poi… un capolavoro che riesce fortunatamente a pochi. Un video, in sintesi, è un’ operazione corale. Sia che si tratti di un video commerciale, un videoclip musicale, un’ opera cinematrografica…. ha bisogno di più maestranze, interdipendenti, che lavorino per un obiettivo comune. La digitalizzazione ha sdoganato un mestiere che fino a qualche anno fa, solo pochi potevano svolgere. Oggi è alla portata di tutti. Che sia un bene o un male non spetta a me sentenziare. L’importante è lavorare duro per capire cosa occorre per raggiungere il risultato sperato, voluto. Sicuramente non è qualcosa che puoi appendere al muro come un’ immagine bidimensionale… “eterna”. Per lasciare una “traccia” ha bisogno di un’ altra dimensione… e di un finale che ti cambia la vita.